January 09, 2017

Noch 4 Jahre? – Germania 2017 –

Numero 4 - La questione “sicurezza”


I fatti:
  • Il discorso di fine anno di Merkel
  • Come aumentare la sicurezza secondo Thomas de Maizière
  • Per Gabriel manca solo l’ufficialità
  • Le primarie dei Grünen
 

Se il 2016 si è chiuso sulla questione dei rifugiati – per dare solo due numeri, quest’anno 55.000 migranti e richiedenti asilo sono tornati nei loro paesi d’origine, mentre 921 sono stati gli attacchi ai rifugiati, di cui almeno 857 certamente motivati da estremismo di destra – il 2017 si apre con quella della sicurezza: e lo si è visto bene a Colonia.
Forse ricorderete, infatti, i fatti dell’ultimo San Silvestro, quando vicino alla stazione della città decide di donne furono aggredite e molestate da gruppi di uomini descritti come “arabi o nordafricani”. Questa volta il dispiegamento delle forze dell’ordine è stato imponente, ma non sono mancate le critiche: la polizia ha infatti effettuato  circa 650 controlli preventivi su quelli che – internamente – sono stati definiti “Nafris”, abbreviazione di nordafrikanish, con modalità che hanno fatto pensare a un vero e proprio racial profiling.
 
 
Merkel
Nel suo discorso di fine anno Merkel ha affrontato il tema della sicurezza, naturalmente, ma ha soprattutto insistito sui valori di democrazia, libertà e apertura della Repubblica Federale e dell’Europa – che sarà lenta e fastidiosa a volte, ma è l’unica strada possibile contro il ritorno dei nazionalismi. Un’Europa che certo va cambiata, ha detto Merkel, ma al cui interno la Germania intende mantenere un ruolo di guida.
 

 
E’ però sempre sul tema della sicurezza che si concentra la discussione nel partito: il Ministro degli Interni Thomas de Maizière, della CDU, ha parlato della necessità di un riordino complessivo del sistema di sicurezza tedesco – parole che ricordano quelle su cui la leadership della CSU ha insistito fin dai primi giorni successivi agli attacchi di Berlino, e che quindi potrebbero indicare due cose: un inizio di riavvicinamento fra i due partiti, o al contrario un approfondirsi della crepa che separa Merkel dalla CSU, e un ulteriore ingrossarsi del fronte interno ostile alla Cancelliera. Le misure individuate da de Maizière puntano a una maggiore centralizzazione delle competenze relative alla sicurezza, oggi principalmente demandate ai singoli Länder, e a un ampliamento della giurisdizione e delle prerogative della polizia federale (Bundeskriminalamt): in generale, norme di rafforzamento delle istituzioni che però secondo alcuni (tra cui Gabriel, come vedremo dopo) ricordano troppo da vicino leggi speciali da stato d’emergenza.
Per quanto riguarda i migranti, poi, de Maizière ha suggerito la creazione di centri specifici di accoglienza e gestione delle pratiche per i richiedenti asilo nei pressi dei principali aeroporti tedeschi, in modo da velocizzare il rimpatrio di quelli rifiutati: le previsioni indicano infatti per il 2017 un numero di richieste doppio rispetto all’anno precedente – e iniziano a emergere dubbi sull’effettiva capacità del mercato del lavoro tedesco, pur con tutta la sua efficienza, di assorbire un flusso migratorio di questa portata. Rendere più rapida la procedura relativa alle domande di asilo rappresenta quindi un obiettivo prioritario, così come riuscire in qualche modo a diminuirne il numero: e a questo proposito de Maizière propone di rivedere i criteri di classificazione dei cosiddetti “paesi sicuri”, in particolare per quanto riguarda i paesi nordafricani. Se infatti Algeria, Marocco e Tunisia fossero riconosciuti come sicuri – cioè come stati in cui non sono a rischio i diritti fondamentali – le domande di asilo da parte di cittadini di questi paesi potrebbero essere automaticamente rifiutate, e il numero dunque calerebbe considerevolmente. Sono soprattutto i Grünen a opporsi, nonostante la pressione ricevuta da un po’ tutte le parti: ma il partito pare intenzionato a non cedere, e anzi alcuni – come Jürgen Trittin, capogruppo al Parlamento federale – chiedono proprio le dimissioni di de Maizière.
 
 
La SPD
Nella SPD, intanto, ormai sembra che manchi solo l’ufficialità alla candidatura di Gabriel: Schulz pare che si ritiri dalla corsa e sia invece destinato al Ministero degli Esteri, spianando così la strada al capo del partito. Come da queste parti si sospettava qualche settimana fa, la mossa sembra indicare uno schema del genere: nel partito sanno che vincere è quasi certamente fuori discussione, quindi bruciare un candidato potenzialmente molto forte come Schulz non ha senso – meglio metterlo in un ruolo prestigioso in cui possa aumentare la sua popolarità in vista del voto del 2021. L’obiettivo sarebbe quindi un buon secondo posto dietro la CDU, per puntare a una nuova coalizione di governo a guida Merkel: ma dichiararlo in modo più o meno esplicito – ad esempio, attraverso la candidatura di un profilo semisconosciuto – sarebbe un regalo troppo grande ad AfD e alla Linke, che potrebbero rilanciare, soprattutto AfD, il ritornello dei partiti tutti uguali e presentarsi come la vera alternativa. Quindi, alla fine con ogni probabilità si convergerà sul Segretario: senza particolari entusiasmi (in particolare nell’ala sinistra del partito, che però riconosce candidamente di non avere i numeri per imporre un’altra scelta), ma a questo punto pare che la risposta alla K-Frage sarà proprio il nome di Gabriel.
Gabriel che, dal canto suo, sta iniziando a impostare i temi della campagna: la sicurezza innanzitutto, con un lungo articolo pubblicato sul sito della SPD in cui articola le sue proposte e soprattutto rimarca la distanza che le separa da quelle della CDU. Laddove i conservatori tendono a voler risolvere tutto solo attraverso l’inasprimento delle leggi, i socialdemocratici sanno – dice Gabriel – che è necessario affrontare anche e in primo luogo la dimensione culturale del problema. Ci vogliono delle misure specifiche, naturalmente – ad esempio, la possibilità di videosorvegliare i luoghi pubblici – ma leggi speciali sarebbero una minaccia ai diritti fondamentali di tutti i cittadini tedeschi, e se non sono state emanate ai tempi della RAF a maggior ragione non sono utili né necessarie oggi.
Poi, il tema delle possibili coalizioni: in un'intervista allo Spiegel, Gabriel ha fatto capire come lo schema classico di un’alleanza rosso-rosso-verde (SPD, Linke e Grünen) non sia affatto l’unico possibile, e anzi la sua preferenza andrebbe a una “coalizione semaforo” – con i Grünen e i liberali della FDP (il cui colore è tradizionalmente il giallo).
Un’alleanza rosso-rosso-verde governa nel Land di Berlino, una rosso-giallo-verde in quello della Renania-Palatinato: non si tratta quindi di coalizione inedite. Certo è, però, che entrambe prevedono una vittoria SPD: probabilità al momento decisamente remota, soprattutto considerando che la popolarità di Gabriel continua a scendere.
 
 
Gli altri a destra
Lo Spiegel si chiede se non dobbiamo paradossalmente ringraziare i populisti di destra – e quindi anche AfD – per essere riusciti là dove per anni i partiti e gli intellettuali di sinistra hanno fallito: e cioè, riportare il tema dell’ingiustizia sociale e delle disuguaglianze al centro del dibattito politico.
Intanto, però, si attende il 17 gennaio, quando dovrebbe arrivare la sentenza relativa alla possibile messa al bando della NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands, “Partito Nazionaldemocratico Tedesco”), il partito di estrema destra/borderline neonazista che si cerca da diversi anni di rendere fuori legge in particolare per i casi di violenza xenofoba e razzista che l’hanno visto in qualche modo coinvolto. Finora i tentativi sono falliti, però, e ci sono poche speranze anche questa volta.
 
 
Gli altri a sinistra
A sinistra, invece, si attende il 18 gennaio: sono infatti fissate per quella data le primarie dei Grünen (con motto Basis ist Boss, “la base è il capo”) che stabiliranno la coppia di candidati per la Cancelleria.
I candidati sono 4: oltre a Cem Özdemir, capo del partito, sono in campo Robert Habeck, Ministro dell’Ambiente del Land dello Schleschwig-Holstein, e i due capigruppo al Parlamento federale Katrin Göring-Eckardt e Anton Hofreiter.
L’idea è che la coppia di candidati includa un uomo e una donna: Göring-Eckardt sarebbe quindi già sicura di far parte del ticket, mentre l’altro posto è comunque molto probabile che lo ottenga Özdemir.
Anche qui tiene banco il tema della sicurezza, su cui i candidati hanno posizioni simili seppur con qualche sfumatura di differenza: Habeck, ad esempio, vorrebbe maggiori controlli su “ciò che viene detto nelle moschee”, mentre Özdemir ricorda l’importanza della lotta anche al terrorismo di destra. Lo stesso Özdemir, però, apre alla possibilità di un aumento della videosorveglianza, e ha difeso le operazioni di controllo della polizia di Colonia durante la notte di San Silvestro, criticate invece duramente dalla co-leader del partito Simone Peter: segno che la questione è percepita come cruciale per la campagna che ci aspetta.
 

 
Dalle parti della Linke, intanto, Sahra Wagenknecht continua a spiazzare il suo partito con dichiarazioni che uno si aspetterebbe provenire più da un esponente AfD che da sinistra: oltre a considerare Merkel “corresponsabile” per l’attacco di Berlino a causa dell’ “apertura fuori controllo dei confini”, la candidata alla Cancelleria ha ripetuto in un’intervista con Die Welt che per lei sinistra significa lottare per l’uguaglianza sociale, non necessariamente la difesa a oltranza dell’immigrazione o delle cosiddette questioni di genere. Applaudita da membri di primo piano di AfD (come Markus Pretzell), il suo partito inizia invece a prendere le distanze da certe uscite: appare chiaro però che l’obiettivo di Wagenknecht – che tra l’altro non si dice del tutto contraria a una coalizione rosso-rosso-verde, ma ha pochissima fiducia in Gabriel, ritenuto troppo incoerente su troppi temi – sia quello di sottrarre almeno in parte il voto di protesta ad AfD.
 
 
Bonus Tracks
Per ringraziare Angela Merkel e la sua politica di accoglienza, due richiedenti asilo hanno realizzato una scultura per lei, con l’intenzione di regalargliela. Sono allora andati in un ufficio postale di Naunheim, in Renania, per spedire il pacco indirizzato alla Cancelliera:   il risultato, però, è stato che un impiegato si è insospettito e ha chiamato la polizia. Tutto chiarito, alla fine: solo, i due non sanno ancora bene come fare per consegnare il loro dono a Merkel, ma non hanno intenzione di rinunciare.
 
Riguardo ai sondaggi, lo Spiegel nota un dato interessante: nonostante il tema della sicurezza sia molto sentito non solo nei partiti, ma anche tra le persone, non sembra avere molta rilevanza in termini di voto. Le proiezioni dei comportamenti elettorali rimangono infatti stabili e i trend confermati, con CDU e AfD in crescita e SPD in calo.



Si registra, però, un forte aumento delle iscrizioni ai corsi di autodifesa. Magari c’entra, magari no.
 
Infine, se capite il tedesco leggete l’intervista alla Frankfurter Rundschau di Martin Sonneborn, parlamentare europeo di quell’esperimento di satira politica che è Die PARTEI. Giornalista e redattore della storica rivista satirica Titanic, Sonneborn ha fondato nel 2004 Die PARTEI (acronimo di Partei für Arbeit, Rechtstaat, Tierschutz, Elitenförderung und basisdemokratische Iniziative, “Partito per il Lavoro, lo Stato di Diritto, la Difesa degli Animali, il Sostegno alle Élite e l’Iniziativa Democratica dalla Base”), partito parodia degli altri partiti, i cui slogan e programmi sono spesso caricature di quelli degli altri proprio per evidenziarne alcune assurdità.
Nell’intervista, Sonneborn lamenta il fatto che Trump, Farage e gli altri populisti di destra venuti su nel 2016 stiano un po’ rubando la scena al suo partito, che “offre populismo serio fin dal 2004”, ma confida nel passare del tempo: vista la base elettorale – molto giovane – del movimento, gli analisti del PARTEI calcolano che, poiché gli elettori più anziani che tendono a favorire gli altri partiti a un certo punto “sgombreranno il campo per motivi biologici”, se il trend continua basteranno solo altre 64 elezioni politiche per arrivare al potere.