January 22, 2017

Noch 4 Jahre? – Germania 2017 –

Numero 5 – Ma quando decide la SPD?
 
I fatti:
  • Merkel chiede aiuto alla CSU
  • Giornate di incontri per Gabriel e Schulz, ma anche per Frauke Petry
  • Che faranno i liberali di FDP?
  • I Grünen hanno i loro candidati, e la Linke il suo programma
  • Conoscete Erika Steinbach?
 
Il tema dei migranti e quello parallelo della sicurezza continuano a dominare il dibattito politico: il numero di rifugiati giunti in Germania nel 2016 è stato decisamente minore rispetto al 2015 (280mila contro 890mila), ma si tratta naturalmente di una delle eredità dell’attacco a Berlino di metà dicembre.
E proprio per discutere delle possibili contromisure da prendere si sono incontrati l’undici gennaio de Maizière, Ministro dell’Interno della CDU, e il Ministro della Giustizia Heiko Maas, della SPD: è probabile l’inasprimento di alcune leggi e l’introduzione di nuove misure di controllo, come ad esempio le cavigliere elettroniche per individui sospettati di vicinanza a gruppi terroristi islamici. De Maizière in particolare vorrebbe una centralizzazione e  un ammodernamento complessivo dell’intera struttura di sicurezza, che si è evoluta ben poco dagli anni Cinquanta. Maas invece vorrebbe maggiore pressione sui Paesi (soprattutto quelli del Maghreb) che non si riprendono i migranti la cui richiesta di asilo è stata rifiutata – in sostanza: se non cooperate, scordatevi i nostri aiuti per lo sviluppo – ma la CDU frena: secondo il Ministro per lo Sviluppo Economico Gerd Müller (CSU) l’obiettivo principale è stabilizzare la regione, e tagliare gli aiuti avrebbe come effetto un collasso economico che certo non aiuterebbe.
 
 
Merkel
Consapevole delle difficoltà che la attendono, Merkel inizia a chiedere esplicitamente aiuto alla CSU: durante un incontro della CDU a Perl, in Sassonia, la Cancelliera ha ricordato che nonostante le differenze – che poi vuol dire una cosa, in particolare: il tetto al numero di migranti da accogliere, che Seehofer vorrebbe introdurre e tenere sulle 200mila persone, e su cui Merkel continua ad essere contraria – i due partiti hanno troppo in comune per pensare di non fare campagna elettorale insieme. L’idea è di lavorare uniti alla stesura di un programma comune prima dell’estate, iniziando già ai primi di febbraio, quando è previsto un incontro dei vertici dei due partiti: il rischio concreto, però, è che Merkel debba cedere sul tetto ai migranti per non ritrovarsi a dover fronteggiare l’aperta opposizione dei bavaresi.
 
 
La SPD
Gabriel ormai si comporta e agisce da candidato, e tutto lascia intendere che lo sarà, ma per l’ufficialità bisogna ancora aspettare fino al 29 gennaio: è prevista una serie di incontri, rigorosamente a porte chiuse (non solo per gli iscritti: anche per Schulz, a quanto pare), per arrivare finalmente alla conferma. Il leader della SPD inizia però a delineare un piano di battaglia, a partire dal tema della sicurezza – definita addirittura “un diritto sociale dei cittadini”.

                       In Germania in questi giorni fa freddo. Molto freddo.
 
C’è stato però un altro incontro, potenzialmente parecchio importante, mercoledì 11 gennaio: Gabriel e Steinmeier – l’ex leader SPD che a febbraio succederà a Gauck alla Presidenza della Repubblica – hanno incontrato a Berlino Christian Lindner, il capo dei liberali della FDP. Formalmente il tema della discussione era appunto l’elezione di Steinmeier, ma è improbabile che non si sia parlato anche di ipotetici semafori – la possibilità cioè di una coalizione di governo rosso-giallo-verde, molto gradita a Gabriel. L’elezione di Steinmeier è numericamente sicura (c’è l’accordo con la CDU), ma un appoggio esplicito della FDP potrebbe avere un certo significato politico, in questo senso.
Il problema però è che alla FDP il semaforo non pare piacere tantissimo: ad esempio, a maggio Lindner sarà il candidato FDP per le elezioni in Renania Settentrionale-Vestfalia, e si scontrerà quindi contro Hannelore Kraft, governatrice SPD e personalità di punta del partito. Non sarebbe facile, dunque, gestire parallelamente le due campagne, quella locale e quella nazionale, in uno scenario del genere. In più, Michael Theurer, capo del partito in Baden-Württemberg, ha parlato in toni favorevoli di un accordo con la SPD in un’intervista con la Frankfurter Allgemeine Zeitung (pur evidenziando alcune difficoltà, come ad esempio la questione del minimo salariale: la FDP vorrebbe eliminarlo, quantomeno nella sua forma attuale, mentre la SPD che è riuscita a farlo approvare in questa legislatura lo difende a spada tratta): pare che poco dopo abbia ricevuto una telefonata direttamente da Lindner, piuttosto irritato.

                   Il tono che immagino Lindner abbia avuto durante la telefonata.
 
Attenzione però, perché riguardo alla K-Frage non è ancora detta l’ultima parola: Martin Schulz infatti ha fatto sapere che si ritira, sì, ma sta iniziando anche lui una serie di incontri in giro per la Germania – in particolare, il 24 secondo la Süddeutsche Zeitung dovrebbe vedere Bodo  Ramelow, Governatore della Turingia ed esponente di punta della Linke, e Ska Keller, europarlamentare dei Grünen. Una mossa che, con un po’ di dietrologia, si potrebbe interpretare come un segnale ai due partiti (e al resto della SPD che non vede di buon occhio Gabriel): con me, una coalizione rosso-rosso-verde sarebbe possibile.
 
Il tema delle possibili coalizioni pone effettivamente un quesito interessante, dal punto di vista numerico e politico: chi sarà, veramente, l’ago della bilancia? Il sistema elettorale tedesco è un proporzionale con soglie di sbarramento al 5%: in assenza di premi di maggioranza, le coalizioni di governo – e molto spesso una Grosse Koalition fra i due partiti maggiori – sono praticamente inevitabili. I sondaggi che iniziano a circolare adesso, naturalmente inaffidabili e puramente indicativi, suggeriscono che una nuova Grosse Koalition fra CDU e SPD sarà l’esito più probabile, ma in linea teorica altre ipotesi potrebbero risultare realistiche: tutto dipenderà però da come andranno soprattutto tre partiti – FDP, Linke e Grünen.
Al momento, ad esempio, né una coalizione nero-gialla (CDU + FDP) né una rosso-rosso-verde (SPD + Linke + Grünen) sembrerebbero in grado di avere la maggioranza (men che meno il semaforo caro a Gabriel), costringendo così di nuovo i due partiti maggiori ad un accordo di governo: e se la Linke potrebbe allearsi solo con la SPD, FDP e Grünen invece potrebbero scegliere un partner come l’altro, secondo geometrie tutt’altro che inedite nella storia politica tedesca. Se la SPD andasse particolarmente male, ad esempio, la CDU potrebbe tentare un accordo con FDP e Grünen, trasformando il semaforo in una Jamaika-Koalition – una coalizione nero-giallo-verde come quella di cui si parlò dopo le elezioni del 2005.
Ovviamente, AfD è fuori discussione: nessuno vuole allearsi con loro, e loro non vogliono allearsi con nessuno.
 
 
Gli altri a destra
A proposito di FDP: all’Epifania si è tenuto il tradizionale incontro annuale del partito, a Stoccarda.
Pronti per il 2017, come recita lo slogan coniato per l’occasione (Bereit für 2017), i liberali si aspettano di riuscire a tornare nel Bundestag questa volta: fare peggio del 2013, quando scesero sotto il 5%, è veramente difficile. Ora sono presenti in 9 Parlamenti regionali e nell’Europarlamento, e le previsioni li stimano poco sopra il 5% se va male e poco sotto il 7% se va bene.

                   I vertici della FDP. Sono quelli non vestiti da Re Magi.
 
È però improbabile che scelgano di partecipare a coalizioni di governo, tutto sommato: dalla SPD li separano alcune differenze “ideologiche” importanti, oltre che diversi punti programmatici, ma anche i rapporti con la CDU non sono idilliaci. Lindner è infatti parecchio critico della politica sui migranti di Merkel, “irresponsabile e antisociale” e vista come una delle cause delle spinte disgregatrici che si stanno diffondendo nelle società europee. Peter Tauber, Segretario Generale della CDU, ha detto che sembra di sentire uno di AfD: e Lindner ha risposto imputando alla CDU di usare AfD come una clava, ogni volta che qualcuno esprime dubbi e perplessità sulla gestione di Merkel della questione dei rifugiati.
Probabilmente, quindi, la FDP si accontenterà di tornare in Parlamento: come ha detto Lindner, “siamo pronti per assumerci incarichi di responsabilità, ma se nel governo non ci sarà spazio per proposte liberali preferiamo stare all’opposizione.”
 
Sabato 21 si è tenuto a Koblenz il congresso dell’ENF (Europe of  Nations and Freedom Group, in italiano “Europa delle Nazioni e della Libertà”), il gruppo del Parlamento Europeo di estrema destra: gli ospiti più attesi dell’incontro, intitolato Freiheit für Europa (“Libertà per l’Europa”) e accolto in città da una nutrita contromanifestazione, sono stati naturalmente le due superstar Geert Wilders (che per l’occasione ha coniato l’hashtag #WeWillMakeOurCoutriesGreatAgain) e soprattutto Marine Le Pen. A fare gli onori di casa Frauke Petry, che spera di rinsaldare l’asse con gli altri partiti affini (anche se non mancano critiche per un eccessivo appiattimento in Europa sulle posizioni del Front National, il movimento guidato da Le Pen). Il suo compagno, Markus Pretzell, si è incaricato di organizzare alcuni dettagli dell’evento, in particolare la concessione degli accrediti alla stampa: accrediti che sono stati negati ad alcuni giornali e reti televisive, colpevoli secondo Pretzel di ritrarre AfD in modo non corretto.
Ah, per la cronaca: c’era anche Matteo Salvini.


Sono però settimane difficili per il partito: un loro evento all’Università di Magdeburg è stato bloccato dagli studenti, e il capo della Conferenza Vescovile Tedesca, il cardinale Reinhard Marx, ha detto che non è possibile essere cristiani se si pensano quelle cose lì.
Soprattutto, sono alle prese con le conseguenze del discorso che Björn Höcke, loro deputato nel Parlamento della Turingia, ha tenuto a Dresda. Riferendosi al monumento alle vittime dell’Olocausto a Berlino, ha infatti detto che il popolo tedesco “è l’unico popolo al mondo ad aver piantato un monumento alla vergogna nel cuore della propria capitale”, scatenando il prevedibile putiferio di reazioni. Höcke è noto per le sue posizioni particolarmente estreme (e Sascha Lobo, editorialista dello Spiegel riconoscibile dal vistoso tomahawk rosso, ha scritto un bel pezzo sottolineando come lo spirito e la lettera del discorso di Höcke, la stessa scelta delle parole, siano profondamente goebbelsiani e davvero nazisti): i vertici del partito, Petry in testa, hanno preso le distanze, ma la shitstorm non accenna a diminuire. Maas, ad esempio, ha detto che il discorso di Höcke ha mostrato il vero volto di AfD, mentre secondo Manuela Schwesig, Ministro per la Famiglia (SPD), la Corte Costituzionale dovrebbe interessarsi della faccenda e indagare su Höcke.
Infine, è venuto fuori che Pretzell si è fatto pagare il viaggio e la partecipazione a un convegno di 3 giorni in Crimea, lo Yalta International Economic Forum tenutosi ad aprile 2016, da una fondazione russa molto vicina a Putin: in quell'occasione, Pretzell ha partecipato ai lavori e ha tenuto un discorso auspicando la fine delle sanzioni alla Russia. Il fatto è che Pretzell è anche europarlamentare, e gli europarlamentari sono tenuti a presentare le "note spese" dei viaggi sostenuti entro la fine del mese successivo: lui però l'ha presentata solo a fine novembre, e dopo molte pressioni.
 
Gli altri a sinistra
Le primarie dei Grünen hanno visto vincitori Katrin Göring-Eckardt e Cem Özdemir: se per la prima il risultato era scontato, essendo l’unica donna fra i candidati, per il secondo no, sebbene facilmente prevedibile. E le conseguenze sono interessanti: Özdemir rappresenta l’ala più conservatrice del partito (è da sempre molto vicino a Winfried Kretschmann, decano dell’area e Governatore del Baden-Württemberg), dunque l’ipotesi di un riavvicinamento con la CDU non è per nulla campata in aria.
Oltretutto, una possibile coalizione con il partito di Merkel inizia ad esercitare un certo fascino sulla base del partito: secondo un sondaggio di ZDF-Politbarometer (una rubrica della rete televisiva ZDF) il 44% dei potenziali elettori Grünen vorrebbe un accordo con la CDU. Il 50% continua a preferire l’opzione rosso-rosso-verde, ma se consideriamo che a novembre le cifre erano 32% a 63% è chiaro che qualcosa si muove.
 
La Linke ha presentato il suo programma, incentrato su misure di redistribuzione e sostegno ai redditi bassi. Si parla infatti di un innalzamento del minimo salariale (a 12 euro l’ora, al momento è 8,5) e di una riforma fiscale che innalzi le soglie per la tassazione, in modo da alleggerire i redditi medio-bassi. Soprattutto, però, viene proposta una tassazione per i redditi alti articolata su tre livelli: 53% per un reddito annuale fino a 260.000 euro, 60% per uno fino a un milione, 75% da un milione in su.
Gregor Gysi, ex-leader del partito e da poco eletto Presidente del Partito della Sinistra Europea, ha però ammeso qualche perplessità su una manovra del genere, che gli ricorda troppo da vicino l’esperimento di mega-tassa ai ricchi tentato da Hollande: una cosa che fa molto rumore ma alla fine non porta in cassa quasi nulla.
Nel programma si parla anche della questione dei migranti, elefante nella stanza durante la conferenza stampa di presentazione a cui, oltre alla coppia di candidati composta da Sahra Wagenknecht e Dietmar Bartsch, hanno partecipato anche Katja Kipping e Bernd Riexinger, leader del partito. Nonostante nel testo (e durante la presentazione) si sia parlato di integrazione e accoglienza, di rifiuto di qualunque tetto al numero dei migranti da accogliere, Wagenknecht continua infatti con le sue uscite sul tema dei rifugiati, cercando di raggiungere in questo modo il voto di protesta che si sta coagulando intorno ad AfD ma generando qualche imbarazzo nel partito. Riexinger, ad esempio, ha detto che condivide l’obiettivo, ma non i toni e la scelta degli argomenti.

La presentazione del programma della Linke: da sinistra la portavoce Sonja Giese, Riexinger, Kipping, Wagenknecht e Bartsch.
 
La presentazione del programma è stata però messa un po' in ombra dagli sviluppi della vicenda di Andrej Holm, l’esponente del partito in lizza per una posizione nel governo di Berlino legato in passato alla Stasi. Per agevolare la sopravvivenza della coalizione di governo della città, Holm ha chiesto scusa alle vittime e si è ritirato, ma non è bastato: ha pure perso il posto da ricercatore che aveva alla Humboldt-Universität.
 
 
Bonus Tracks
 
Ricordate la questione “Nafris”, di cui si è parlato l’altra volta? Ecco, si è scoperto che in realtà la grande maggioranza delle persone controllate preventivamente dalla polizia di Colonia a San Silvestro veniva da Iraq, Siria e Afghanistan – non si trattava propriamente di “nordafrikanisch”, dunque.
 
Il 17 gennaio è arrivata la tanto attesa sentenza sulla NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), il partito praticamente neonazista che da anni si cerca di mettere al bando: come previsto, non ce la si è fatta neanche questa volta. La Corte Costituzionale (Verfassungsgericht, con sede a Karlsruhe) ha stabilito che non ci sono gli estremi per una misura del genere: in una sentenza di quasi 300 pagine, i giudici riconoscono come la NPD sia apertamente ostile ai principi costituzionali e direttamente legata al passato nazista, ma che non sia al momento nelle condizioni di minacciare le basi democratiche del Paese. Il Presidente della Corte Andreas Voßkuhle ha ricordato però che possono essere tentate altre strade che non siano quella della messa fuori legge: ad esempio, tagliare i fondi pubblici al partito. La sensazione è che alla fine si sia deciso di rimandare ancora una volta una decisione definitiva – il riferimento allo stato attuale del partito sembra non escludere in linea di principio la possibilità di ridiscuterne, qualora lo scenario cambiasse – e in molti si chiedono se non sia il caso di capire veramente quanto forte sia la NPD, dove sia più diffusa e perché: insomma, stabilire una volta per tutte se sia davvero, strutturalmente, un pericolo per la democrazia o un partito senza significato.
 
Figuraccia su Twitter di Beatrix von Storch, duchessa di Oldenburg ed esponente di AfD a Berlino.
L’otto gennaio, come avrete sentito, quattro persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite a Gerusalemme, in un attentato terroristico compiuto lanciando un camion sulla folla.
Per solidarietà con le vittime, la Porta di Brandeburgo è stata illuminata con i colori della bandiera israeliana, un gesto apprezzato dall’Ambasciata del Paese in Germania, che ha ringraziato con un tweet. Tweet a cui von Storch ha risposto polemicamente, chiedendosi “Quando è stata illuminata la Porta di Brandeburgo  con i colori della nostra bandiera in ricordo delle vittime dell’attacco a Berlino? QUANDO???!”.
Ecco. Quando?

                                  “Il giorno dopo l’attacco, Trixie. IL GIORNO DOPO L’ATTACCO!!!!!”
 
Sabato 14 gennaio Erika Steinbach ha lasciato la CDU, in polemica con la politica di Merkel sui migranti.
Rappresentante dell’ala più conservatrice del partito, e molto attiva sulla questione delle popolazioni tedesche espulse dai territori a est della Germania dopo la seconda guerra mondiale (anche per questo motivo è molto più nota in Polonia o in Repubblica Ceca che in patria), i suoi tweet hanno meritato un capitolo dedicato sulla sua pagina Wikipedia: oltre a quello intitolato Deutschland 2030, con una fotografia di una ragazza bionda circondata da uomini dalla pelle scura, leggendario quello in cui spiegava come il partito nazista fosse in realtà un partito di sinistra, perché “partito nazionalSOCIALISTA tedesco DEI LAVORATORI” (NationalSOZIALISTISCHE deutsche ARBEITERPARTEI).
La trasmissione satirica Extra3 ha celebrato con un tweet:

                 “Erika Steinbach lascia la CDU. Il partito vira dunque di circa 179 gradi verso sinistra."
 
Sul magazine satirico Titanic, invece, è apparso un finto editoriale a sua firma, in cui tra le altre cose dice che adesso avrà finalmente tempo per i suoi hobby: twittare, sembrare stupida, e apprezzare AfD


Infine, un piccolo ma doveroso ringraziamento: Francesco Costa, il peraltro vicedirettore de Il Post, nel primo numero della sua rinnovata newsletter sulla politica americana ha citato questa newsletter, oltre a quelle di due amici come Francesco (che segue le presidenziali francesi) e Gabriele (che scrive di politica inglese). A lui un grande grazie, sia per la citazione che per i suggerimenti che mi ha dato quando ho iniziato; soprattutto, però, iscrivetevi - alla newsletter sua, a quella di Francesco e a quella di Gabriele, che meritano sul serio!