February 18, 2017

Noch 4 Jahre? – Germania 2017 –

Numero 7 – Un nuovo Presidente
 
I fatti:
  • La Germania ha un nuovo Presidente della Repubblica Federale
  • La CDU inizia l’attacco
  • Il treno di Schulz non si ferma, e però
  • I problemi dei Grünen
 
 
Domenica 12 febbraio la Repubblica Federale Tedesca ha eletto il suo nuovo Presidente, che entrerà in carica il 19 marzo: Frank-Walter Steinmeier, ex-Ministro degli Esteri e candidato Cancelliere contro Angela Merkel nel 2009.
Molto popolare e amato dai tedeschi, Steinmeier è stato eletto grazie a un accordo fra CDU e SPD, a cui poi si sono accodati (pur con qualche distinguo) sia i liberali della FDP che i Grünen; la Linke, invece, aveva proposto un suo candidato, Christoph Butterwegge, ex-politologo dell’Università di Colonia ed esperto di ricerca sulla povertà. Anche AfD aveva un proprio candidato, Albrecht Glaser – ex-CDU che nel 2012 uscì dal partito e fu poi tra i fondatori degli “alternativi”.
L’elezione del Presidente della Repubblica avviene tramite una votazione dell’Assemblea federale (Bundesversammlung), composta da due blocchi principali: i 620 deputati del Bundestag, il Parlamento federale, e altri 620 delegati regionali, scelti dai Parlamenti dei Länder. Vince il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti.
L’aspetto interessante è che i delegati regionali non sono esclusivamente personalità politiche, anzi: certo, di solito includono i vertici dei partiti presenti nei Parlamenti regionali anche se non in quello federale (motivo per cui, ad esempio, a votare c’erano anche i leader di FDP e AfD, che al momento sono fuori dal Bundestag) ma tradizionalmente vengono scelte personalità e VIP che abbiano anche un certo valore simbolico. Stavolta, ad esempio, il Baden-Württemberg (Land a guida Grünen) ha inviato Joachim Löw, l’allenatore della nazionale tedesca di calcio; la SPD del Saarland, regione governata invece dalla CDU, ha inviato Peter Maffay, cantautore molto famoso. In quasi tutte le foto dell’evento, però, torreggia (anche solo per l’altezza di oltre 2 metri) la delegata inviata dalla sezione dei Grünen della Bassa Sassonia: Olivia Jones, artista drag-queen di Amburgo.
 
Olivia Jones, coi capelli rosso fuoco, vicino a Löw e Merkel. A lei si deve tra l’altro una delle frasi migliori della giornata: “Finora ci sono stati solo grandi elettori e grandi elettrici, e adesso c’è anche qualcosa a metà.”
 
Interessante andare a vedere il numero di voti effettivamente preso da Steinmeier, e confrontarlo con le proiezioni dei giorni precedenti, però.
 

 
LA CDU e la SPD insieme disponevano di 923 voti totali, a cui andavano aggiunti alcuni voti della FDP e dei Grünen. SI sapeva però che tra le file della CDU stessa c’era un certo malcontento, all’idea di votare un esponente della SPD – molti avrebbero preferito che si fosse fin da subito puntato su Norbert Lammert, rispettato membro della CDU dal 2005 presidente del Bundestag: e nei giorni prima dell’elezione si parlava di 103 possibili astensioni fra i cristiano-democratici.
Steinmeier è stato eletto alla prima votazione con 931 preferenze: visti gli accordi con FDP e Grünen sarebbero dovuti essere parecchi di più (circa 175), anche se era previsto che non tutti i rappresentanti dei due partiti avrebbero votato per lui. Più voti del previsto ha avuto Butterwegge, che ha raccolto alla fine 128 preferenze. Soprattutto, però, alla fine le astensioni sono state proprio 103: secondo il Segretario Generale della CDU, Peter Tauber, si tratta più che altro di FDP e Grünen, ma una coincidenza così esatta rende la sua ricostruzione un pelino poco credibile, diciamo. Se aggiungiamo poi che il candidato di AfD poteva contare su 35 voti e alla fine ne ha presi 42, diventa difficile ignorare il sospetto che l’ala più critica della CDU e quelli della CSU abbiano approfittato dell’occasione per trollare Angela Merkel.
 
 
Merkel
Nonostante gli incontri delle settimane scorse, e l’investitura ufficiale di Merkel come candidata Cancelliera anche da parte della CSU, rimane qualche tensione fra la CDU e i bavaresi, soprattutto sulla questione del tetto al numero di migranti da accogliere. Merkel sta comunque tentando qualche passo in avanti sulla questione: ad esempio, sta lavorando a un piano speciale, in 16 punti, per affrontare il tema: uno degli aspetti centrali, a quanto pare, sarà comunque ottenere tempi più rapidi per il rimpatrio dei rifugiati la cui domanda di asilo non venga accolta. A un incontro con i vertici del partito la Cancelliera ha infatti detto che per i prossimi mesi la cosa più importante sarà Rückführung, Rückführung und nochmals Rückführung (“rimpatri, rimpatri e ancora rimpatri”).
 
Intanto però si inizia, nel partito, a prendere di mira Schulz, il candidato SPD che è diventato in queste settimane una minaccia molto credibile in vista delle elezioni di settembre.
Sono soprattutto i toni e la retorica finora messi in campo da Schulz ad essere sotto attacco: il Ministro delle Finanze Schäuble lo paragona a Trump, altri sostengono che dica cose che ricordano molto da vicino certi discorsi sentiti da quelli di AfD.
 
La SPD
Schulz, dal canto suo, continua a volare nei sondaggi: in molti ormai lo danno stabilmente davanti a Merkel, e il distacco che la SPD aveva nei confronti della CDU si è decisamente ridottosecondo ZDF-Politbarometer, rubrica della rete televisiva ZDF, ci sono ormai solo 4 punti percentuali di distanza.
 
"Proiezione: se domenica prossima si votasse davvero..."
 
La crescita di Schulz nei sondaggi sembra essere avvenire a scapito di tre fronti in particolare: i Grünen e AfD – dato che può sorprendere, ma in effetti il candidato SPD è percepito come fortemente di rottura rispetto alla coalizione di governo, e da quel punto di vista è un pericoloso competitor per il messaggio di “alternativa” portato avanti da AfD, tanto che alcuni vedono Schulz addirittura come possibile collettore del voto di protesta – ma soprattutto l’astensione. Fra coloro che dicono che voteranno SPD, infatti, 1 su 5 non era andato a votare nel 2013.
Il problema grosso, però, è che ci sono parecchi dubbi sul fatto che un trend del genere possa reggere fino a settembre.
In più, inizia ad addensarsi qualche nuvola sulla testa del candidato SPD.
Una riguarda più il partito, a dire il vero: e in particolare Christine Hohmann-Dennhardt, ex-esponente della SPD dell’Assia e assessore alla Giustizia della giunta del Land fra il 1991 e il 1999. Pare infatti che Hohmann-Dennhardt abbia percepito dalla Volkswagen un’indennità di 12 milioni di euro per un anno di lavoro nel consiglio di amministrazione dell’azienda, con un contratto approvato tra l’altro da Stephan Weil, il Governatore SPD della Bassa Sassonia (dove si trova Wolfsburg, la città della Volkswagen): una cosa che decisamente non aiuta, quando si imposta la campagna sui temi della giustizia sociale e si criticano i megabonus dei manager privati – come appunto ha fatto Schulz in queste settimane.
Un’altra, però, riguarda direttamente il candidato Cancelliere: iniziano infatti a circolare dei reportage secondo il quale Schulz avrebbe fatto indebite pressioni, durante il suo mandato da Presidente del Parlamento Europeo, per sistemare alcuni suoi collaboratori in posizioni particolarmente vantaggiose. Soprattutto, l’attuale manager della sua campagna, Markus Engels, pur impiegato come addetto stampa a Bruxelles (quindi con un regime fiscale agevolato dal punto di vista della tassazione), sarebbe stato in realtà quasi sempre a Berlino “in missione di lunga durata”, a svolgere in realtà lavoro politico per conto del suo capo. In pratica, Engels avrebbe potuto così usufruire di un indennizzo extra (ed esentasse) di 840 euro al mese in aggiunta al suo stipendio da 5200 euro: e avendo passato nel solo 2012 ben 273 giorni “in missione”, avrebbe messo da parte oltre 16mila euro.
CDU e Grünen hanno colto la palla al balzo, naturalmente; Schulz per ora abbozza, vedremo nelle prossime settimane come evolverà la storia. Tuttavia, a vedere i sondaggi, sembra che anche una storia come questa possa fare ben poco per rallentare l’ascesa del candidato SPD.
 
 
Gli altri a destra
L’affaire Björn Höcke pare essere giunto a una conclusione: i vertici di AfD sono giunti alla conclusione che il loro deputato al Parlamento della Turingia va espulso.
Non è detto che la decisione sia priva di conseguenze, però: come ricordavamo l’altra volta, Höcke ha parecchi difensori all’interno del partito, soprattutto fra quelli più ostili alla leadership di Frauke Petry (e del suo compagno, Marcus Pretzell), e questa storia potrebbe fornire il pretesto per certificare ufficialmente la spaccatura. Come dice ad esempio il capo del partito in Turingia, “l’Alternativa per la Germania senza Björn Höcke non è più un’alternativa”.
Vedremo quanto la vicenda peserà al momento della selezione del candidato alla Cancelleria, quando il partito si riunirà a Colonia ad aprile: Petry è comunque sempre favorita, naturalmente, ma la base sembra sia contraria ad una sua candidatura singola, preferendo invece la candidatura di un team (come la Linke o come i Grünen, insomma).
 
 
Gli altri a sinistra
E a proposito di Grünen: secondo molti – ad esempio la Frankfurter Allgemeine Zeitung, quotidiano di Francoforte – stanno messi decisamente male. Non riescono ad affrontare in maniera efficace i temi principali della campagna, come ad esempio quello della sicurezza e quello dei migranti, su cui non hanno una posizione chiaramente identificabile. I punti su cui stanno insistendo per adesso, come ad esempio le misure per contrastare i cambiamenti climatici, possono compattare il loro elettorato tradizionale, ma certo non conquistare nuovi sostenitori. In sostanza, come dice anche la Frankfurter Rundschau, “i temi che interessano di più in questo momento non sono temi tradizionali dei Grünen e i temi tradizionali dei Grünen non interessano.”
Inoltre, il contesto è decisamente mutato: la vittoria di Cem Özdemir e Katrin Göring-Eckart alle primarie era per così dire funzionale a uno scenario che non vedeva alternative credibili a un nuovo Cancellierato di Angela Merkel. Ora però le cose con Schulz sono cambiate: e molti elettori finora tentati dai Grünen potrebbero decidere di premiare invece la SPD, che adesso sembra davvero in grado di vincere e ci potrebbe riuscire anche grazie al loro voto, diventato quindi potenzialmente più “pesante”.
 
Nella Linke, invece, Sahra Wagenknecht inizia ad essere seriamente isolata: l’unico davvero dalla sua parte sembra essere il marito, Oskar Lafontaine – che è probabilmente la voce più autorevole del partito, ma sempre uno solo rimane.
 
  
Bonus Tracks
La volta scorsa dicevamo di The Schulz, il gruppo su Reddit che sta sostenendo il candidato della SPD con una campagna ironica ma molto efficace. Bene, sempre su Reddit invece la diffusione di una fake news su Angela Merkel (sostanzialmente una teoria complottista secondo cui la Cancelliera consentirebbe a membri dello Stato Islamico di circolare e operare liberamente in Europa per poter poi scatenare un proprio “esercito europeo” contro i paesi vicini) ha  rivelato l’esistenza di una rete molto estesa di siti di estrema destra, a sostegno di partiti e movimenti populisti e razzisti.
 
Un altro interessante profilo di Martin Schulz, stavolta sul Financial Times.
 
Pare che – oh, incredibile eh! – l’edizione francofortese della Bild abbia diffuso una notizia falsa.
Sostanzialmente, secondo la ricostruzione del quotidiano, nella notte di San Silvestro un gruppone di rifugiati in preda ai fumi dell’alcol avrebbe aggredito sessualmente delle donne in una strada del centro di Francoforte, la Fressgass: a corredo, poi, un’intervista a una testimone/vittima. La polizia, che non ne sapeva nulla, ha iniziato a indagare: e ha scoperto che la testimone/vittima, la notte di San Silvestro, non era neanche in Germania.
 
Un altro caso sulla falsariga di quello di Höcke, per AfD: una giovane candidata del partito, Elena Roon, ha condiviso in una chat di gruppo su WhatsApp insieme ad altri vertici locali (parliamo di Norimberga) un’immagine di Hitler, con scritto sopra “Scomparso dal 1945”, e sotto “Adolf ritorna! La Germania ha bisogno di te! Il popolo tedesco!”.
Il capo locale del partito ha affrontato la questione e assicurato che verranno presi provvedimenti; Roon, dal canto suo, ha detto che in realtà non approva il contenuto di quell’immagine, e che sostenerlo sarebbe anzi “il contrario della realtà”. Il che non suona proprio troppo convincente, va detto.
 
Infine, giusto un accenno agli altri due candidati alla Presidenza della Repubblica, oltre ai tre citati in apertura. Alexander Hold, candidato dei Freie Wähler, partito bavarese di ispirazione liberale, che ha preso 25 voti; e poi Engelbert Sonneborn, candidato del Partito Pirata e di Die PARTEI, il partito-parodia di cui abbiamo parlato qualche settimana fa. Engelbert Sonneborn è il padre di Martin Sonneborn, fondatore ed europarlamentare di Die PARTEI, che ha motivato così la candidatura del genitore: “ha un vestito scuro, è una persona di buone maniere e molto cortese, e non ha lasciato nessuno dentro Guantanamo per quattro anni.
 
Martin Sonneborn con il padre Engelbert
 
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