May 23, 2016

Tu chiamale, se vuoi, emozioni.



Buongiorno a tutti, miei cari!

Questa settimana ho fatto qualcosa da cui di solito noi introversi cerchiamo di scappare, cioè uscire troppe volte e stare in mezzo a sconosciuti.


Ma ne è valsa la pena – probabilmente il Flat White Martini con Baileys ha aiutato -, perché ho partecipato a due incontri organizzati appunto dal Baileys Prize e ad uno di BookMachine. Ora ve ne parlo, ma, prima, un avvertimento: arriva un MEGA PIPPONE su Ali Smith.

Avvisati, eh. Io ve l’avevo detto.

*INIZIO PIPPONE*

Lunedì, come vi avevo annunciato la settimana scorsa, sono andata alla serata inaugurale del Baileys Prize alla libreria Waterstones di Tottenham Court Road, dove Ali Smith è stata intervistata da Kate Mosse.
 
Mentre ascoltavo la Smith parlare di How To Be Both (che uscirà in italiano a settembre per la SUR con il titolo “L’una e l’altra” – grazie, @rienafaire, per la segnalazione!) e dell’amore che prova per la lingua inglese (o forse dovrei dire per le lingue, visto che rimpiange di non aver studiato il latino e di avere una conoscenza elementare di francese e tedesco) e per le biblioteche non riuscivo prima di tutto a non essere incantata dal suo modo di parlare, ma soprattutto non riuscivo a non smettere di pensare che è questo quello che voglio. Voglio persone che si emozionano. Ma di questo parlerò fra poco. Sapete come è nato il romanzo?  L’autrice stava sfogliando distrattamente una rivista d’arte, pur senza sapere nulla di arte, e si è trovata di fronte a questa immagine:

Ne rimane folgorata. Scopre che fa parte degli affreschi del Salone dei Mesi al Palazzo Schifanoia a Ferrara e che è opera di Francesco Del Cossa, artista di cui si sa nulla o quasi. Si appassiona alla storia di questo pittore del primo Rinascimento che scrive al duca Borso d’Este dicendogli essenzialmente “vez, i miei affreschi sono più belli di quelli degli altri artisti che hai ingaggiato, perché ho comprato i colori a Venezia e dureranno di più. Sono più bravo di loro, quindi vedi di pagami di più. Resto comunque il tuo più umile servo”. Allora come oggi, il duca ha detto nope. Ma questo non è importante. Prima di tutto, perché Del Cossa aveva ragione: i suoi affreschi sono sopravvissuti a secoli e al terremoto, quelli degli altri no. Secondariamente, la sua lettera è un atto incredibilmente moderno. Un artista che chiede al committente di essere pagato più degli altri cos’è? Un arrogante? Uno che sa quanto vale? E’ giusto che un artista chieda un compenso per la sua arte? Non sono queste domande che ci poniamo ancora oggi? Ecco allora che interrogarsi sul valore dell’arte diventa importante e necessario. Consider this moral conundrum, dice la madre della protagonista. Ecco che un colpo di martello su un intonaco di un palazzo che nel tempo è stato anche la sede di una fabbrica rivela affreschi, proprio quando l’alluvione a Firenze ha avuto come conseguenza positiva quella di far scoprire ai restauratori di poter staccare gli affreschi dai muri, spesso scoprendo le sinopie, le bozze, se vogliamo, degli affreschi stessi. Ali Smith quindi decide di scrivere qualcosa che sia, appunto, sia l’una che l’altra, la sinopia e l’affresco al tempo stesso.
Ma torniamo a quello che stavo dicendo prima: le persone che si emozionano. Ali Smith ha scritto un intero romanzo a partire dall’emozione provata nel vedere l’affresco di uno schiavo – la sua amica Helen Macdonald (sì, proprio lei, quella di Io e Mabel) le ha fatto notare che il nodo della corda è quello dei falconieri, vuol dire che lo schiavo sta per essere liberato, basta tirare leggermente la corda – ed è volata fino alla mia città natale per vederlo più e più volte. Una scrittrice pluripremiata a cui ancora non sembra vero di aver vinto un premio come il Baileys e che nel momento in cui una perfetta sconosciuta che ha letto solo metà del suo ultimo libro pur avendolo comprato un anno prima (so che mi capite, accumulatori di libri) le dice timidamente (non dopo essersi scusata, sto diventando british) di essere di Ferrara, si emoziona. Avevo il cuore che batteva a mille, dubbi linguistici a cui il mio cervello rispondeva con parole a caso in tutte le lingue del mondo fuorché l’inglese e gli occhi lucidi dalla commozione. Eppure lo so da dieci anni, da quando per la prima volta ho lasciato casa mia per più di qualche giorno e senza “un adulto di riferimento”, che andare via fa diventare patriottici. Che quella città che mi è sempre stata stretta mi manca quando è lontana, ma mai avrei immaginato che una scrittrice di fama mondiale potesse innamorarsene e descriverla così bene. Mai avrei sognato di poterla incontrare e di parlarle e di sentirmi dire che le cose sarebbero cambiate per noi traduttori che aspiriamo a tradurre letteratura. Mi ha anche disegnata. E mi ha consigliato di leggere Bassani. Si è emozionata per una coincidenza fortuita. Vedendo che mi chiamo Francesca ha esclamato “and your name’s Francesca! It doesn’t get better than this!”. Si è emozionata quando le ho detto che la descrizione delle bici mi era piaciuta tantissimo, era incredula. Sono queste le persone che mi piacciono. Si lasciano trasportare dalle proprie passioni, dalle sensazioni di stomaco. Senza pensare a un tornaconto, senza fare calcoli machiavellici. In un mondo in cui sembra che a nessuno importi dell’arte e della cultura, lei scrive un intero libro sulle biblioteche pubbliche, per celebrarle. Ali Smith ha il potere di esprimersi a voce esattamente come scrive: riesce a modellare la lingua in modo incantevole che al tempo stesso fluisce spontaneamente e musicalmente. Leggetela.

*FINE PIPPONE*

Mercoledì invece sono andata ad un incontro su come costruire una community di lettori sui social. Ero molto interessata all’intervento di Will Rycroft, il community manager della Vintage e vlogger del loro canale YouTube.  Ho avuto conferma di tante cose ed è stato molto interessante scoprire che Rycroft prima di fare il community manager alla Vintage non lavorava neanche nel mondo dell’editoria, però aveva un blog dove parlava di libri (in pratica sta vivendo il sogno)! Penso che tante realtà editoriali italiane dovrebbero prendere spunto dagli account di case editrici come la Vintage (che fa parte della Penguin Random House, giusto per chi dice che le major non possono comportarsi come le indie) o la Melville House. Capire la propria audience, essere presenti nei social giusti al momento giusto (si è fatto l'esempio di Mumsnet, che non è su Snapchat perché le mamme non lo usano e che non posta negli orari in cui le mamme portano i bambini a scuola), trovare il tono di voce adatto etc, tutte cose secondo me dettate dal buonsenso. Se andate a ripescare l’hashtag #BookMachine potrete comunque leggere i punti discussi la serata.

Infine, venerdì sono stata alla serata finale del pop-up bar a Tottenham Court Road. Kate Mosse ha intervistato Eimear McBride, la vincitrice del premio nel 2014 con A Girl is a Half-formed Thing. Devo dire che la Mosse (che è tra le fondatrici del premio, oltre ad essere una scrittrice) è davvero molto brava, perché riesce a instaurare una conversazione mai noiosa e molto scorrevole, pur ponendo domande stimolanti e “difficili”. La McBride è molto spiritosa e ha raccontato la cronistoria di Girl, come lo chiama lei. Attrice di formazione, ha scritto la prima bozza di Girl in soli tre mesi. Alcuni amici, autori già pubblicati, l’hanno incoraggiata a proseguire e lei nei tre mesi successivi ha riscritto il romanzo per arrivare alla terza bozza. Tutto questo nove anni fa. Sì, perché tutte le case editrici a cui negli anni ha mandato il romanzo continuavano a risponderle che era molto bello e che scriveva bene, ma che di un romanzo del genere non avrebbero saputo di che farsene. Il magico mondo dell’editoria. Se vi può interessare, il suo nuovo romanzo uscirà a settembre e sarà completamente diverso dal precedente: tratterà della storia (anche d’amore) fra due attori in una Londra anni ’90.
 
Non so bene come, ma sono riuscita pure a girare un video, dove vi mostro qualche ultima entrata libresca, giusto per non farci mancare nulla! Fra i prossimi video in programma c'è quello su Fun Home, ma ovviamente se avete preferenze/richieste fatemi sapere! ;)

 
E ora, passiamo ai link della settimana!
 
Perché gli uomini ci impiegano così tanto tempo a mettersi le scarpe
La diversità fra chi scrive le serie tv 
Le donne che abortiscono sono le stesse donne che hanno figli  
Il romanzo contro la cultura da startup di San Francisco
Silvia Pareschi, traduttrice di Franzen, ha scritto un libro
Il musical su Nora Barnacle (shut up and take my money!)
Rory doveva restare con Jess <3
Una scrittrice disabile non vuole scrivere solo di disabilità
One good girl is worth a thousand bitches
Progetti e passioni che coltiviamo nel nostro tempo libero ci rendono migliori al lavoro
Leave Britney alone!!
 

E voi, cosa mi raccontate?

Passate una bellissima settimana,

F.
 
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